domenica 5 gennaio 2014

Pigrizia totale al gusto di limone: Lemon Meltaways!

Sono due giorni che vago svogliatamente per casa senza combinare nulla di nulla. Anche se nel mio nulla io ci infilo bucato a volontà, ristrutturazione estetica, ossibuchi per la cena di domani, lettura di un libro (per intero!) e un po' di shopping per la casa... oltre naturalmente a questi stuzzicanti biscotti, che nella loro disarmante semplicità ben si addicono al clima di pigrizia.
La ricetta viene da Martha Stewart, che io ho recentemente scoperto mentre cercavo una ricetta per i Gingerbreads da regalare a Natale (dopo diversi tentativi che non mi soddisfacevano). I miei omini di pan di zenzero (che spero posterò) mi hanno talmente soddisfatto da convincermi a provare qualcos'altro. I Lemon Meltaways non mi suonavano nuovi, ma non li avevo mai assaggiati anche se, non so come, riuscivo benissimo a immaginarne sia la consistenza che il sapore (un'ispirazione alla Ratatouille, insomma!).
E non mi sbagliavo! In bocca si sciolgono con un effetto simile ai nostri canestrelli ma il sapore, nonostante lo zucchero a velo che li avvolge (imprescindibile!) rimane aspro e pungente. Chissà come stanno con una confettura di fragole?
Per quanto mi riguarda, dopo questa prima volta vorrei provare a realizzarli anche con qualche altro agrume, magari arance o lime... vi terrò aggiornati!


giovedì 2 gennaio 2014

Salidou: il cibo degli dei

Salidou home made
Onore al merito al genio di chi, per primo, ha pensato di aggiungere il sale al dolce!
Probabilmente sarà stato uno di quei soliti errori fortunati, che fanno il progresso dell'umanità ;)
Comunque sia andata, sono contenta ad essere qui a godermi i capricci golosi del caso. Il Salidou, o Caramel au beurre salé, è una cremosa combinazione di zucchero, panna e burro salato, assaggiata per la prima volta in Normandia. Dopo aver rapidamente consumato il vasetto acquistato e non avendo in programma a breve ritorni nelle nordiche terre di Francia (purtroppo!), ho iniziato la mia personale ricerca della ricetta ideale di quello che era immediatamente diventato uno dei miei gusti preferiti.

Ma non avevo previsto il grande intoppo: il caramello, una vera magia di zucchero che io in quanto maga impacciata e inesperta non ero in grado di gestire. Tra pentole bruciate e zucchero sprecato a kili, mi sono sentita Topolino apprendista stregone in Fantasia! Nonostante video e consigli cercati su internet, il mio dispettoso caramello continuava a bruciarsi. Fino a quando, complice una settimana di ferie che mi aveva lasciato paciosa e rilassata, non mi sono messa pazientemente a riprovare, con la mia bella pentola in acciaio a fondo spesso più acqua e pennellino per pulire i bordi bruciati. E la magia si è compiuta!

Adesso finalmente posso preparare il mio Salidou ogni volta che voglio e la prossima volta ho intenzione di usarlo per farcire dei macaron (un'altra sfida e un altro grande amore).
Ma com'è che i francesi hanno inventato le delizie più seducenti del mondo?
Je vous aime, les Français!

P.S. Nonostante molte di queste cose le sapessi già e ciò non mi abbia assolutamente risparmiato dal replicare e replicare caramelli bruciati, queste sono le "regole d'oro" da sapere per affrontare il caramello:

  1. utilizzare una pentola in acciaio a fondo spesso (no all'antiaderente, che rischieremmo inutilmente di rovinare)
  2. mantenere la fiamma a potenza media
  3. distribuire lo zucchero a poco a poco e uniformemente, aggiungendone dell'altro man mano che lo vediamo sciogliersi
  4. non utilizzare strumenti di metallo per mescolare. C'è chi dice che sarebbe meglio non mescolare affatto, in base alla mia esperienza è utile girare un po' il caramello per miscelare lo zucchero sciolto a quello ancora in cristalli
  5. a volte qualche granello solitario rischia di bruciare: per evitarlo, si possono mantenere i bordi puliti con un pennello bagnato con poca acqua
  6. non distrarsi mai!
  7. ... incrociare le dita!

martedì 13 agosto 2013

La Pulmentaria: cronaca di un esperimento e di una cena bislacca

Qualche settimana fa ho finalmente avuto tra le mie mani l’arcifamoso Manuale di Nonna Papera, riedito dal Corriere della Sera sull’onda lunga di una preziosa iniziativa di Sabrine. Da bambina, avevo solamente avuto modo di vederlo a casa di mia cugina Barbara e preparare con lei una pasticciatissima torta di mele, dopo allora mai più. Eppure è sempre rimasto nei miei sogni segreti, insieme al Dolceforno e alla villa di Barbie! È vero, dopo Nonna Papera sono arrivati in successione il diario tri-ricetta della mamma, i ritagli di rivista, il web, i foodblog del cuore fino agli intoccabili Luca e Pierre (Montersino ed Hermé, ça va sans dire), però nessuna come lei sfornava insieme ai dolci una delicata atmosfera di casa, calda e famigliare. Non avete idea della mia delusione quando ho scoperto che non è consigliabile far raffreddare la torta sul davanzale, per evitare sbalzi termici! Ma io sono fermamente decisa a vivere il più possibile disneyanamente e, se rinuncio al davanzale con tanto di torta e orsi golosi, non posso evitare di lasciarmi tentare dal suddetto manuale alla sperimentazione di qualche ricetta.

Il nome: Pulmentaria. A quanto pare una delle focacce preferite di un certo John Chapman, detto Giovannino Semedimela. Più probabilmente un’invenzione di sana pianta delle autrici del libro, da Elisa Penna in giù, ispirato a un cibo latino. Non se ne trova traccia da nessun’altra parte. Persino Google rimane disorientato.

Il problema: nessuna foto, indicazioni approssimative, tanti dubbi e poche domande.

La soluzione: andare per tentativi.

sabato 10 agosto 2013

La più replicata

Avete presente quei film in cui strani esseri replicanti si moltiplicano per mitosi arrivando pian piano ad impadronirsi della Terra? A me, questi muffin, fanno venire in mente proprio storie simili!
Perché mai? Eppure hanno un'aria così innocente! Sì, proprio come i Gremlin prima di mangiare dopo la mezzanotte o bagnarsi :)
A dire il vero, questi muffin sono ottimi. Il problema è che credo di averli fatti talmente tante volte che avrei potuto coprire la distanza Milano-New York semplicemente mettendoli uno accanto all'altro. Per me che sopporto malamente la ripetizione, che con le ricette sono un po' Paganini, questo è un vero incubo! Se non fosse che sono la ricetta preferita della mamma, che me li chiede con una costanza martellante e che li divora avidamente al punto che se dal mio forno ne escono 87 non ne offre uno nemmeno all'affamato senza speranza o all'ospite di super riguardo. E allora lo faccio per lei, mi metto lì buona buona con i miei soliti ingredienti e replico, replico, replico (dimenticavo: guai a me se oso fare variazioni! Al massimo posso sostituire i mirtilli freschi con quelli surgelati!). Cosa non si fa, per la mamma...

giovedì 8 agosto 2013

Cono o coppetta? Torta!

Fa un caldo torrido fuori, dove il “simpatico” Stige ci sta trasportando (è proprio il caso di dirlo) in un vero inferno. E allora cosa fare, se non gustarsi un ottimo, rinfrescante gelato? Troppo facile!
Il gelato, meglio metterlo in forno (alla faccia di tutte le alte pressioni agostane). D’altronde, quando Stefania propone una delle sue fantastiche ricette-pasticcio, non riesco a resistere.
La ricetta non è nuova, girovagando tra blog americani il fantomatico ice-cream bread è presente un po’ dovunque, anche perché la ricetta è davvero di una semplicità disarmante.
Non c’è che dire: la torta riesce ed ha anche un bell’aspetto! Quanto a gusto... è un po’ anonima, diciamo che è maggiore il divertimento di provare a prepararla che il piacere di mangiarla. Non fraintendetemi, non è male. Solo un pelino insignificante, decisamente non dolce né aromatica (ecco, forse quest’ultima cosa è quella che mi sconcerta di più), nonostante l’aggiunta di zucchero a velo. Ho provato ad affiancarla alla Nocciolata (e qui facciamo una pernacchia all’indigesta Nutella) ma non rende. Ecco invece che funziona ottimamente accostata alla marmellata. Conclusione? La taglierei a metà e la farcirei con una buona dose di confettura a piacere (io metterei la fragola, ma penso che ci stiano bene un po’ tutte).
La torta di gelato può essere un’ottima soluzione last minute, un’idea di riciclo o un bel gioco con i bambini... e va bene qualunque gusto di gelato, perciò potete variare sapori e colori. Perché non provare?

domenica 4 agosto 2013

La torta sabbiosa: dolce come la nostalgia


Qualche giorno fa, per lavoro, stavo scrivendo un approfondimento sulle cucine regionali d’Italia. Giunta alla mia regione, il Veneto, mi sono imbattuta in un dolce che era nascosto in un angolino lontanissimo della mia memoria gustativa: la torta sabbiosa. Quando ero piccola, questo dolce era in assoluto uno dei miei preferiti, anche se ricordo di averlo mangiato soprattutto confezionato o acquistato in panetteria. Una volta per il compleanno della nonna io e la mia amica Sara l’abbiamo tagliato in due e farcito con la macedonia!
Beh, non è una torta nata per essere farcita (nemmeno un po’, né con la macedonia né con eventuali creme, marmellate o altro) e non sognatevi di bagnarla. È buona così, con la sua consistenza asciutta ma morbida, “sabbiosa” appunto. Il segreto è soprattutto l’uso della fecola e di un buon quantitativo di burro, oltre che un pizzico di dolcezza che solo i ricordi d’infanzia possono dare.

domenica 19 maggio 2013

Le madeleines: piccole magie con la gobba


Dopo un tempo infinito torno a scrivere qualcosa. La verità è che non ce la faccio a concentrarmi per più di venti secondi, il mio cervello troppo a lungo riempito di informazioni utili e futili sta dando forfait. Dato però che mi attende un periodo piuttosto impegnativo da diversi punti di vista, mi ripeto come un mantra che devo farmi forza e al massimo chiudere qualche porta (in faccia). L'autodifesa è diventata il mio centro di gravità permanente, bello o brutto che sia.
La mia prima fortuna è avere accanto qualcuno che capisce, condivide, supporta anche nei momenti in cui vorresti lasciare che tutto andasse a quel paese e allontanarti il più possibile. La seconda è una cucina finalmente abbastanza grande e tranquilla da poterci pastrocchiare a qualunque ora del giorno e della notte, lasciando che i nervi rilascino un po' di tensione e le narici vengano avvolte dal profumo dolce della vaniglia appena aperta.
È da questo che nascono le madeleines, dolce semplice e confortante, così romanticamente letterario da trasportarmi lontano semplicemente leggendo la ricetta. Come ormai una buona parte di quello che esce dalla mia cucina, anche questa ricetta è di Luca Montersino, inutile a dirsi che la riuscita è perfetta, con tanto di gobbetta deliziosamente chic.


domenica 17 febbraio 2013

Incontro con Luca Montersino: come uscire perdente ma sorridente

Ci sono momenti che ti fanno brillare gli occhi e fibrillare i neuroni, quando senti che sei talmente concentrato nell'assorbire tutto ciò che sta avvenendo attorno a te che i sensi sono completamente saturi e satolli. A me uno di questi momenti è capitato un paio di settimane fa, quando ho finalmente assistito ad un corso tenuto dal mio guru Luca Montersino dopo un'attesa di "soli" sei mesi: un corso frontale senza possibilità di mettere le mani in pasta ma comunque un momento che definirei quasi catartico. Guardare un professionista di quel livello muoversi tra il forno, l'abbattitore, l'impastatrice e far passare tra le mani gli ingredienti in una frenesia perfettamente ordinata ti trasporta fuori dallo spazio-tempo come una strana ipnosi. L'atto è indipendente dal (seppur spettacolare) prodotto finale, perché è tutto il percorso creativo che coinvolge e incanta. Ed è forse il morso finale dell'assaggio il momento più sublime in cui assieme al mignon si spezza improvvisamente la magia.

Mi sono resa conto in questa situazione di cosa sia in grado di fare qualcuno che ha la padronanza perfetta della materia, perché la conosce, la modella e la domina. Sette pasticcini mignon in poche ore, sette minuscole varianti di un'opera d'arte, con quella fluidità che ti fa sembrare tutto facile.
Sembrare, appunto, perché ieri ho finalmente avuto modo di provare a riprodurre quella che mi sembrava la ricetta più abbordabile: i frollini dama con la crema di cheesecake. Sette ore per pochi pasticcini! Ho trascorso l'intera giornata lottando con l'agar agar e la frutta secca, sporcando milioni di stoviglie e seccandomi le mani col detersivo per piatti. Goffa e imprecisa, mi sono sentita un milione di anni luce da quello che vorrei riuscire ad essere.
Piccola soddisfazione: i mignon erano davvero buoni. Grande verità: mi sento come uno che è riuscito a fare un'imitazione della Gioconda però A. non l'ha creata lui e B. guardando da vicino si notano tutte le imprecisioni tipiche del dilettante.

Però sorrido beatamente e beotamente, perché la cosa comunque mi diverte.

venerdì 30 novembre 2012

Man de puina: quando la nonna ha ragione

Vorrei dire oggi, ma non è oggi, perché ormai a forza di incastrare impegni nemmeno un post piccolo piccolo riesco a partorire!
Oggi (facciamo finta) è una giornata di quelle che proprio nascono sotto i peggiori auspici: voglia di piangere non spiegabile, pigrizia atavica, pioggerellina insistente che rende grigia e tetra Milano.
Non riesco nemmeno ad alzare un dito, figuriamoci a mettermi a impastare per creare una ricetta seria!
Eppure ci provo, mi metto paziente su google alla ricerca di una ricetta per i cookies al burro d'arachide: ne trovo una con una foto accattivante, che non contiene il burro: massì, mi dico, questa sembra meglio delle altre, almeno non aggiungo grassi ai grassi... peccato che arrivata a conclusione mi accorga che non contiene nemmeno farina e la cosa comincia a lasciarmi piuttosto perplessa. Aggiungo di qua e di là a caso, ma il risultato è uno sfacelo: impasto pessimo, oleoso, informe. Biscotti gommosi come un chewing gum. Che tristezzaaaaaaaaa! In più, tutto quello che prendo in mano oggi mi cade inevitabilmente a terra: bottiglia di vetro piena di salsa di pomodoro... olé! Zucchero di canna che costa un occhio della testa... olé! Uova impossibili da catturare una volta spalmatesi sul pavimento... olé! Ed è in questi momenti che mi viene in mente il modo in cui mi definisce mia nonna quando mi succedono queste cose: "man de puina", grezzamente tradotto dal dialetto veneto "mani di ricotta", ovvero così molli che non riescono a trattenere niente. Mi rallegro almeno al pensiero della mia nonnina e decido di darmi a qualcosa di veramente semplice, oserei dire banale: una vellutata. Questa non può non riuscirmi! Dato che al supermercato ho miracolosamente reperito le carote nere (che costavano pure quanto quelle arancioni, tié!), naturalmente una cosa tira l'altra: e così arriviamo alla vellutata di carote nere.

giovedì 16 agosto 2012

La magia dei colori d'estate in una teglia golosa

Per adesso le mie vacanze estive sono inesistenti, d'altronde non amo il caldo e l'affollato agosto dei luoghi di villeggiatura e non mi dispiace godermi la città quando c'è più silenzio e si può attraversare la strada (addirittura la circonvallazione di Milano) senza essere stirati dalle automobili lanciate a gran velocità.
L'estate non è quindi proprio la mia stagione, ma c'è una cosa che amo e che invece non esiste in nessun altro periodo dell'anno: le verdure e la frutta, con i loro mille colori accesi e brillanti, i profumi, i sapori pieni di sfumature... e per una che ha un blog con un titolo come il mio non è mica poco! :)
Devo ammettere che i vegetali mi piacciono in generale nature, a volte senza nemmeno un po' di sale o di olio, perché quando sono maturi al punto giusto qualunque aggiunta toglie un po' di poesia al loro aroma, ma siccome non so resistere alla tentazione di infilare qualcosa nel forno, qualunque sia la temperatura esterna, il gioco è presto fatto: ed ecco qua i miei pomodori al forno ripieni di riso con contorno di patate. Ops, sto barando! Non sono miei, sono dell'imbattibile Paoletta

giovedì 2 agosto 2012

La mia storia d’amore con le parole… e un muffin speciale

Quando incontro una nuova parola è come se trovassi la chiave d’accesso ad un nuovo mondo: qualcosa che prima non esisteva adesso è lì e lo posso nominare, raccontare, fare mio. La prima volta che l’utilizzo mi sembra che un suono strano e inconsueto esca dalle mie labbra, che la mia penna produca grafismi sconosciuti, ma poi pian piano diventa familiare, entra a far parte di me e amplia il mio universo, accresce le mie percezioni.

Il mio rapporto con le parole è una storia d’amore cresciuta con me, con i suoi alti e bassi: ci sono parole che mi seducono, parole che mi divertono, parole che mi infastidiscono. Ci sono parole di cui mi sembra di non poter fare a meno, che poi scompaiono dal mio vocabolario fino a ripresentarsi quando meno me l’aspetto, con un non so che di crucciato e malinconico, come un amico ferito. Parole trite e ritrite, che cerco di evitare con lunghissime circonlocuzioni e parole inconsuete che mi piace riportare in vita, tirare fuori dall’armadio affinché riprendano aria, ricomincino a respirare.

La nostra bella lingua è ricca, ricchissima, capace di definire anche le sfumature più impercettibili con precisione puntuale: questo mi affascina e mi porta a ricercare sempre il modo migliore per dire una cosa, non mi interessa che sia il più semplice, il più “alla moda”, il più sofisticato. Per questo non sopporto chi bistratta i termini e ammazza la grammatica: perché è come restringere i confini della vita, del sentimento, togliere dei colori al mondo. Se dico cobalto intendo quella specifica tonalità di blu inconfondibile con qualsiasi altra, se parlo semplicemente di blu chi ho davanti non saprà mai immaginare l’esatta sfumatura dei miei pensieri.

E questo vale anche per la cucina: così come ogni disciplina, anch’essa ha i suoi termini specifici, meravigliosamente esatti. E io li amo ad uno ad uno, li cerco, ne ho fame come della torta più golosa. Perciò è inevitabile che ne troviate qualcuno sparso qua e là per il blog, come una goccia di cioccolato che arricchisce anche l’impasto più semplice.
A proposito di cioccolato: la ricetta che vi propongo oggi fa del cioccolato il complemento perfetto per la dolcezza tutta particolare dell’impasto, in cui la morbidezza della zucca si sposa con il profumo della cannella.
La parola, in questo caso, è una sola: scoperta.

mercoledì 1 agosto 2012

Cheese... la torta che non si mette in posa

Come al solito, ho fatto di testa mia.
Ma partiamo dall'inizio: invito a cena a casa di amici, e la torta chi la porta? Ma io, ovviamente!
Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, quando il tempo non è troppo tiranno mi fa davvero piacere, perché mi offre una scusa per pasticciare senza dover pensare cosa farmene di tutta la mia produzione dolciaria di quantità industriale.
L’unico disguido è che, se ancora ancora me la posso cavare con la foto del dolce intero, è decisamente impossibile fotografare la fetta (che per me è indispensabile per rendere la texture e la golosità di ogni dolce), tanto più che in questo caso andava nappata con una salsina golosa. Devo ammettere (con un filo di imbarazzo) di avere meditato sulla possibilità di tagliare una fetta e poi ricomporre vergognosamente il dolce, ma la presentazione ne avrebbe decisamente risentito. E così la foto della succitata fettina è stata scattata in loco, con tutto quello che ne consegue: poca luce, zero preparazione, nappatura approssimativa. Ma devo comunque tutta la mia riconoscenza a chi ha aspettato a infilare la forchetta nella cremosità del dolce per darmi modo di immortalarlo: grazie della pazienza!

Per quanto riguarda la ricetta, come dicevo, ho ovviamente fatto a modo mio.
L’intento era quello di ricreare la mitica New York Cheesecake, da cui la scelta di affidarmi a qualche sito americano piuttosto che ai miei amatissimi blog di fiducia. Come al solito, all’ottantesima ricetta letta la confusione era a mille: Philadelphia o robiola? Panna liquida o panna acida? Uova intere o solo bianchi? Cottura a bagnomaria? Copertura con un secondo strato? Prima che il panico si impadronisse delle mie sinapsi, sono riuscita a scegliere quella che mi sembrava la ricetta più “ispirosa”, che avevo visto riproposta con proporzioni più o meno equivalenti in diversi siti (questa!).

Non avendo in casa una dose sufficiente di formaggio (ma è una dose folle!) e volendo anche evitare l’effetto mattone della crema, ho optato per la sostituzione di una parte di esso con la più soffice (e italianissima) ricotta. In più, la frolla del guscio non mi attirava quanto la consueta base di biscotti, perciò l’ho cambiata utilizzando quella della ricetta di California Bakery (per chi, come me, vive a Milano, è un’istituzione per quanto riguarda la pasticceria da forno americana!).
Purtroppo ho dovuto omettere la cannella, perché il mio lui non l’ama, ma la riporto nella ricetta perché se fosse stato per me ne avrei messo in quantità.

Le due salsine, invece, sono un facilissimo coulis di lamponi (una ricetta elementare ma divina) e una salsa al cioccolato. Il coulis mi piace perché l’aspro del lampone (e nel mio caso il tocco esotico del lime) contrasta piacevolissimamente con il dolce cremoso della cheesecake, mentre il cioccolato rappresenta un irrinunciabile che mette d’accordo tutti e aiuta nei legami sociali (altro che alcool!).
Nel mio intento c’era anche una terza salsa, il salidou (caramello salato) normanno, ma mi si è bruciato (eh sì, mica tutto può venirmi bene! ;) … sarà per la prossima cheesecake!

E adesso… dite cheese!

giovedì 19 luglio 2012

Torta animalier: la colazione per predatrici

Non c’è niente di più modaiolo di una torta animalier! E allora, come non lasciarsi tentare dalla Zebra Cake? A guardarla dall’alto è quantomeno ipnotica, anche conoscendo a memoria il procedimento e avendola fatta e rifatta più volte rimango sempre stupita di questa piccola magia che esce dal mio forno.
La ricetta l’ho trovata su un blog americano, che non cito solo perché purtroppo non ne ricordo il nome. Indicativamente le mie ricerche funzionano sempre così: ho uno spunto, cerco il nome su google immagini, sono attratta dalla foto più bella, entro nel sito che la riporta e, se c’è, leggo la ricetta che la riguarda. 90 volte su 100 la foto è uno specchietto per allodole di una qualche azienda che produce preparati dal contenuto discutibile e devo arrendermi ad una cocente delusione (che non si attenua nemmeno ora che conosco il perverso meccanismo!).
Qualche volta, però, mi è capitato di avere delle piacevoli sorprese. Come per questa torta, che tra l’altro era l’unica versione della Zebra Cake a contenere un ingrediente per me irresistibile: la Sprite!
Eh sì, io che non bevo bibite non resisto alla tentazione di trasformarle in un ingrediente. Chissà che non trovi presto qualche ricetta in cui infilare l’aranciata o il chinotto. Anzi… chi ha qualche idea da suggerirmi?


P.S. Per i puristi del mangiar sano, seguaci di Montersino etc. (tipo me... d'altronde, come dice mia sorella, sono capace di "uscire dal Commercio Equo e Solidale ed entrare nel megastore cinese") che non volessero cedere all'uso di una sostanza deprecabile come la Sprite, ho provato anche a sostituirla con il latte (di mucca e pure di soja). La torta riesce ugualmente ma (mistero della fede) a me lievita in modo asimmetrico! Nel caso, fatemi sapere la vostra esperienza.

martedì 17 luglio 2012

Would you like a slice of Coke?

Ebbene sì, nessun errore di ortografia: questa è proprio la famosa Coca-Cola Cake, che una volta scoperta non potevo assolutamente evitare di realizzare. La ricetta viene da uno dei blog che seguo più assiduamente, quello di Stefania (aka Araba Felice). Stefania, come me, ama sperimentare le ricette più improbabili e le racconta con competenza e ironia, quindi spesso è inevitabile per me la tentazione di replicarle al più presto. Questa torta contiene un ingrediente inusuale... indovinate quale? :)

martedì 3 luglio 2012

Anche le albicocche sudano

Quest'estate è iniziata con un caldo alla grande, un caldo che nemmeno nei miei peggiori incubi riuscirei a concepire. Per me che odio la sensazione di essere senza scampo che mi dà l'afa milanese, questo è un vero e proprio dramma. Faccio fatica persino ad alzarmi e anche quando lo faccio è solo frutto della disperazione che mi danno le lenzuola madide di sudore.
Appena ne trovo uno sto quasi quasi prendendo in considerazione l'idea di acquistare da un ambulante uno di quei cappellini con ventola incorporata ;)

Sciocchezze a parte, sono talmente atterrita che ho rimandato di due settimane persino la realizzazione delle mie torte di compleanno, alle quali non volevo né potevo rinunciare, ritrovandomi nonostante tutto a lottare contro la pasta frolla che appena tolta dal frigo si rifiutava di soggiogarsi al mattarello preferendo invece spiaccicarsi sul silpat in modo assolutamente casuale.

Però... però è anche vero che non appena ho casa e tempo libero non riesco a resistere e il forno si accende, seppure con ricette semplici semplici che non richiedano eccessivo sudore (leggi: la prossima pasta frolla la rimandiamo a settembre!).
E allora mi lascio ispirare da Sale&Pepe di questo mese, arrivatomi per una promozione con il biglietto del Taste of Milano, e da una cassa di meravigliose albicocche che occhieggiavano dal camioncino dell'omino lungo la via. Albicocche profumatissime e mature, con la tipica consistenza morbida del frutto caduto dall'albero. Quando le ho tagliate temevo che la polpa sugosa inficiasse la riuscita del dolce e invece è venuto una delizia con un fantastico colore arancione acceso. 
Povere albicocche: se la sono sudata! E anch'io...

martedì 5 giugno 2012

Un piccolo divertissement in attesa dell'ispirazione...

Ammetto che ultimamente la pigrizia sta avendo la meglio, ma tant'è! Prima o poi mi tornerà la voglia di scrivere e fotografare... intanto vi lascio una sciocchezzuola comprensiva di ricetta.
Baci baci!

lunedì 23 aprile 2012

La Crostata alla Crema cotta, Ananas e Lamponi: tributo al mio pasticciere ispiratore

Vagando per il web ho trovato questa ricetta un po' in ogni dove: d'altronde, si sa, Luca Montersino non è certo l'ultimo arrivato in fatto di pasticcieri (anzi, facciamo che è uno tra i primi, per quanto mi riguarda!).
Considerato che lo stesso Montersino la mette in almeno 3 delle sue pubblicazioni (Peccati di Gola, che ho, Golosi di Salute, che ho, e la raccolta Accademia di Pasticceria che, ovviamente, ho!) e perciò deve anche lui amare la ricetta, ho deciso di cimentarmici anch'io.
Si tratta di una crostata che fa una grande figura ma è in realtà piuttosto semplice da realizzare. Personalmente, penso che la prossima volta proverò a prepararla con l'ananas fresco anziché quello sciroppato, per aumentare il contrasto tra il dolce della crema e l'aspro della frutta.
L'altra modifica che ho fatto è stata gelatinare i lamponi anziché brinarli, per enfatizzarne il rosso brillante.

martedì 3 aprile 2012

Il plumcake del Mulino Rosa: il re delle colazioni plagiate

La colazione è il mio pasto preferito, un po' perché è il primo della giornata e gratifica la pancia vuota, un po' perché è l'unico momento in cui mi consento qualcosa di dolce in tutta libertà.
A colazione tendenzialmente consumo i dolci di ogni genere, che produco più o meno in quantità consona ad una pasticceria.
Questo è il più semplice di tutti, ma anche incredibilmente il più profumato e delizioso, se fatto a regola d'arte con ingredienti di qualità.
Esistono miliardi di ricette in rete, ma io mi sono ispirata a quella di Alessia, che a sua volta l'ha presa in giro per il web: fidatevi, altro che il plumcake della nota marca! Questo merita in assoluto una tonalità più chic...

giovedì 29 marzo 2012

Scienza e anima: la cucina secondo me

Riso Venere con fragole e pomodori
C'è un motivo ben chiaro per il quale ho scelto di aprire un blog di cucina: non si tratta solo di passione, né tantomeno di un semplice passatempo. Per me cucinare è un momento terapeutico in cui la mente si spegne ed esiste solo la danza degli ingredienti che si scompongono e si ricompongono, passando dalla bilancia ad una ciotola, dalle mie mani al forno.
Ogni attimo diventa una rinascita, un'emozione calma, come un'onda del mare che si rifrange sulla spiaggia in maniera ritmica. Tutta la negatività si trasforma in qualcosa di buono, dolce, avvolgente.

La cucina, e la pasticceria in particolare, rappresentano la duplicità che vivo nella mia anima: il meraviglioso connubio tra arte e scienza, il punto dove il semplice calcolo della reazione chimica incontra la soggettività dei sensi. Posso sapere con certezza se una farina lievita o meno in un determinato ambiente, ma il sapore del pane che ne uscirà sarà sempre una scoperta.

Per questo amo così tanto la cucina, dal primissimo momento in cui raccolgo tutti gli ingredienti sul tavolo fino a quando assaggio quello che ho preparato, con le papille critiche e cuore palpitante.
E, sempre per questo, non sono mai stanca di conoscere, provare, scoprire, cercare, imparare.
Quasi preferisco una piccola lezioncina teorica ad una ricetta già data, perché diventa strumento di creazione, mezzo per arrivare ai miei prossimi obiettivi. Obiettivi che spero di condividere con voi.

Ed ecco la ricettina di oggi: si tratta (insolitamente) di un primo, o piatto unico, perfetto per la stagione a venire. Il riso Venere a mio parere è non soltanto un ingrediente versatile, ma di per sé un cibo che nasconde tantissimi aromi e sfumature che vanno gustati boccone dopo boccone.
Questa è la mia versione...


sabato 24 marzo 2012

L'aperitivo della domenica


Stuzzichini salati

Il weekend è il mio momento preferito per cucinare, perché posso farlo con calma e viziare un po' le mie papille gustative (e quelle del mio fidanzato).
Questo in particolare è stato uno sfogo superbiscottoso, ma di biscotti assolutamente salati (il ragazzo di cui sopra non ama i dolci!).
Avevo nel faldone da anni e anni alcune ricette prese qua e là da internet e scaricate appunto per avere un'alternativa da aperitivo ai miei mille biscotti dolci: una ricetta di Pip e una della famosissima Sara... quale scegliere? La mia scelta è stata... non scegliere e ho deciso di realizzarle entrambe, abbinandole ad una soffice mousse di tonno e Philadelphia.
Quale mi è piaciuta di più?
Leggete fino in fondo per saperlo! :-)