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mercoledì 1 agosto 2012

Cheese... la torta che non si mette in posa

Come al solito, ho fatto di testa mia.
Ma partiamo dall'inizio: invito a cena a casa di amici, e la torta chi la porta? Ma io, ovviamente!
Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, quando il tempo non è troppo tiranno mi fa davvero piacere, perché mi offre una scusa per pasticciare senza dover pensare cosa farmene di tutta la mia produzione dolciaria di quantità industriale.
L’unico disguido è che, se ancora ancora me la posso cavare con la foto del dolce intero, è decisamente impossibile fotografare la fetta (che per me è indispensabile per rendere la texture e la golosità di ogni dolce), tanto più che in questo caso andava nappata con una salsina golosa. Devo ammettere (con un filo di imbarazzo) di avere meditato sulla possibilità di tagliare una fetta e poi ricomporre vergognosamente il dolce, ma la presentazione ne avrebbe decisamente risentito. E così la foto della succitata fettina è stata scattata in loco, con tutto quello che ne consegue: poca luce, zero preparazione, nappatura approssimativa. Ma devo comunque tutta la mia riconoscenza a chi ha aspettato a infilare la forchetta nella cremosità del dolce per darmi modo di immortalarlo: grazie della pazienza!

Per quanto riguarda la ricetta, come dicevo, ho ovviamente fatto a modo mio.
L’intento era quello di ricreare la mitica New York Cheesecake, da cui la scelta di affidarmi a qualche sito americano piuttosto che ai miei amatissimi blog di fiducia. Come al solito, all’ottantesima ricetta letta la confusione era a mille: Philadelphia o robiola? Panna liquida o panna acida? Uova intere o solo bianchi? Cottura a bagnomaria? Copertura con un secondo strato? Prima che il panico si impadronisse delle mie sinapsi, sono riuscita a scegliere quella che mi sembrava la ricetta più “ispirosa”, che avevo visto riproposta con proporzioni più o meno equivalenti in diversi siti (questa!).

Non avendo in casa una dose sufficiente di formaggio (ma è una dose folle!) e volendo anche evitare l’effetto mattone della crema, ho optato per la sostituzione di una parte di esso con la più soffice (e italianissima) ricotta. In più, la frolla del guscio non mi attirava quanto la consueta base di biscotti, perciò l’ho cambiata utilizzando quella della ricetta di California Bakery (per chi, come me, vive a Milano, è un’istituzione per quanto riguarda la pasticceria da forno americana!).
Purtroppo ho dovuto omettere la cannella, perché il mio lui non l’ama, ma la riporto nella ricetta perché se fosse stato per me ne avrei messo in quantità.

Le due salsine, invece, sono un facilissimo coulis di lamponi (una ricetta elementare ma divina) e una salsa al cioccolato. Il coulis mi piace perché l’aspro del lampone (e nel mio caso il tocco esotico del lime) contrasta piacevolissimamente con il dolce cremoso della cheesecake, mentre il cioccolato rappresenta un irrinunciabile che mette d’accordo tutti e aiuta nei legami sociali (altro che alcool!).
Nel mio intento c’era anche una terza salsa, il salidou (caramello salato) normanno, ma mi si è bruciato (eh sì, mica tutto può venirmi bene! ;) … sarà per la prossima cheesecake!

E adesso… dite cheese!

lunedì 23 aprile 2012

La Crostata alla Crema cotta, Ananas e Lamponi: tributo al mio pasticciere ispiratore

Vagando per il web ho trovato questa ricetta un po' in ogni dove: d'altronde, si sa, Luca Montersino non è certo l'ultimo arrivato in fatto di pasticcieri (anzi, facciamo che è uno tra i primi, per quanto mi riguarda!).
Considerato che lo stesso Montersino la mette in almeno 3 delle sue pubblicazioni (Peccati di Gola, che ho, Golosi di Salute, che ho, e la raccolta Accademia di Pasticceria che, ovviamente, ho!) e perciò deve anche lui amare la ricetta, ho deciso di cimentarmici anch'io.
Si tratta di una crostata che fa una grande figura ma è in realtà piuttosto semplice da realizzare. Personalmente, penso che la prossima volta proverò a prepararla con l'ananas fresco anziché quello sciroppato, per aumentare il contrasto tra il dolce della crema e l'aspro della frutta.
L'altra modifica che ho fatto è stata gelatinare i lamponi anziché brinarli, per enfatizzarne il rosso brillante.