C'è un motivo ben chiaro per il quale ho scelto di aprire un blog di cucina: non si tratta solo di passione, né tantomeno di un semplice passatempo. Per me cucinare è un momento terapeutico in cui la mente si spegne ed esiste solo la danza degli ingredienti che si scompongono e si ricompongono, passando dalla bilancia ad una ciotola, dalle mie mani al forno.
Ogni attimo diventa una rinascita, un'emozione calma, come un'onda del mare che si rifrange sulla spiaggia in maniera ritmica. Tutta la negatività si trasforma in qualcosa di buono, dolce, avvolgente.
La cucina, e la pasticceria in particolare, rappresentano la duplicità che vivo nella mia anima: il meraviglioso connubio tra arte e scienza, il punto dove il semplice calcolo della reazione chimica incontra la soggettività dei sensi. Posso sapere con certezza se una farina lievita o meno in un determinato ambiente, ma il sapore del pane che ne uscirà sarà sempre una scoperta.
Per questo amo così tanto la cucina, dal primissimo momento in cui raccolgo tutti gli ingredienti sul tavolo fino a quando assaggio quello che ho preparato, con le papille critiche e cuore palpitante.
E, sempre per questo, non sono mai stanca di conoscere, provare, scoprire, cercare, imparare.
Quasi preferisco una piccola lezioncina teorica ad una ricetta già data, perché diventa strumento di creazione, mezzo per arrivare ai miei prossimi obiettivi. Obiettivi che spero di condividere con voi.
Ed ecco la ricettina di oggi: si tratta (insolitamente) di un primo, o piatto unico, perfetto per la stagione a venire. Il riso Venere a mio parere è non soltanto un ingrediente versatile, ma di per sé un cibo che nasconde tantissimi aromi e sfumature che vanno gustati boccone dopo boccone.
Questa è la mia versione...